Prevenzione cardiovascolare
Pressione alta (ipertensione arteriosa): cause, rischi e trattamento
La pressione alta colpisce circa il 30% degli adulti in Italia, spesso senza causare alcun sintomo per anni. Riconoscerla e valutarla in modo appropriato è il primo passo per proteggersi da infarto, ictus e altre complicanze cardiovascolari.
Cos’è l’ipertensione arteriosa
La pressione alta — o ipertensione — è una condizione in cui la pressione del sangue nelle arterie è persistentemente elevata. Si tratta di uno dei principali fattori di rischio per infarto, ictus, insufficienza renale e scompenso cardiaco. Tuttavia, nella maggior parte dei casi non causa sintomi evidenti, ed è per questo che viene spesso definita il “killer silenzioso”.
La pressione arteriosa è espressa con due valori: la pressione sistolica (la “massima”, al momento della contrazione cardiaca) e la pressione diastolica (la “minima”, tra un battito e l’altro).
Controllarla e trattarla in modo appropriato protegge il cuore, le arterie e la qualità della vita. Un percorso personalizzato e un monitoraggio nel tempo fanno la differenza.
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Come si misura la pressione arteriosa
La pressione arteriosa è espressa con due valori misurati in millimetri di mercurio (mmHg):
Pressione sistolica (il numero in alto)
È la pressione che il sangue esercita sulle pareti delle arterie nel momento in cui il cuore si contrae e pompa il sangue. Rappresenta il valore massimo del ciclo cardiaco. Valori normali: sotto 120 mmHg.
Pressione diastolica (il numero in basso)
È la pressione residua nelle arterie quando il cuore è a riposo tra un battito e l’altro, e si riempie di sangue per il ciclo successivo. Rappresenta il valore minimo. Valori normali: sotto 80 mmHg.
Lo sfigmomanometro
È lo strumento utilizzato per misurare la pressione arteriosa. Funziona comprimendo l’arteria brachiale tramite un bracciale gonfiabile e rilevando i suoni del flusso sanguigno (metodo auscultatorio) o le oscillazioni della parete arteriosa (metodo oscillometrico, usato nei dispositivi digitali). Il risultato è espresso in millimetri di mercurio (mmHg).
È consigliabile misurare la pressione arteriosa regolarmente, anche in assenza di sintomi. In particolare, si raccomanda un controllo almeno ogni 3 anni per chi ha meno di 40 anni, e ogni anno per chi ha superato i 40 anni o presenta fattori di rischio cardiovascolare.
Per una valutazione accurata, inoltre, è preferibile misurare la pressione in posizione seduta, dopo qualche minuto di riposo, evitando fumo, caffè e attività fisica nella mezz’ora precedente.
Cause e fattori di rischio
Nella maggior parte dei casi si parla di ipertensione essenziale — senza una causa identificabile, ma correlata a fattori genetici e ambientali. In una minoranza di casi, invece, l’ipertensione è secondaria a una causa specifica, pertanto identificabile e trattabile.
Fattori di rischio modificabili
- Sovrappeso e obesità
- Sedentarietà
- Dieta ricca di sodio
- Consumo eccessivo di alcol
- Fumo di sigaretta
- Stress cronico
- Diabete e sindrome metabolica
Fattori non modificabili
- Familiarità per ipertensione
- Età avanzata
- Sesso femminile dopo la menopausa
- Etnia
- Cause secondarie: patologie renali, tiroidee, apnee notturne
Perché trattarla: gli organi bersaglio
L’ipertensione non trattata o non adeguatamente controllata danneggia nel tempo i cosiddetti organi bersaglio — cuore, cervello, reni e arterie. Di conseguenza, aumenta significativamente il rischio di eventi cardiovascolari gravi.
Uno dei meccanismi principali attraverso cui l’ipertensione causa questo danno è l’aterosclerosi — un processo progressivo di ispessimento e indurimento della parete arteriosa dovuto all’accumulo di placche di colesterolo. L’ipertensione accelera questo processo, soprattutto in presenza di altri fattori di rischio come fumo, ipercolesterolemia e diabete. Il risultato è una riduzione progressiva del calibro delle arterie che può portare a infarto, ictus e arteriopatia periferica.
Progressione dell’aterosclerosi: dall’arteria sana alla placca che riduce il flusso sanguigno.
- Cuore: ipertrofia ventricolare sinistra, scompenso cardiaco, infarto miocardico, aritmie
- Cervello: ictus ischemico o emorragico, deterioramento cognitivo
- Reni: nefropatia ipertensiva, insufficienza renale cronica
- Arterie: aterosclerosi accelerata, aneurisma aortico, arteriopatia periferica
- Occhi: retinopatia ipertensiva
Pertanto, controllare la pressione non significa soltanto abbassare un numero — significa proteggere cuore, cervello e reni nel lungo periodo.
Come si valuta l’ipertensione arteriosa
La valutazione cardiologica dell’ipertensione arteriosa non si limita alla misurazione della pressione. In particolare, include la valutazione del danno agli organi bersaglio e la stratificazione del rischio cardiovascolare globale.
Monitoraggio pressorio 24h (MAPA)
Il monitoraggio ambulatoriale della pressione arteriosa nelle 24 ore è l’esame di riferimento per la diagnosi e il follow-up dell’ipertensione. Permette di valutare il profilo pressorio durante le attività quotidiane e il sonno, identificando l’ipertensione mascherata o da camice bianco.
Ecocardiogramma Color Doppler
Valuta il danno cardiaco da ipertensione: ipertrofia del ventricolo sinistro, disfunzione diastolica, morfologia e funzione delle valvole. È fondamentale per la stratificazione del rischio e la personalizzazione della terapia.
Test da sforzo al cicloergometro
Valuta la risposta pressoria durante lo sforzo fisico e nel periodo di recupero, identificando eventuali alterazioni ischemiche associate. È utile nei pazienti ipertesi con sospetta cardiopatia ischemica o prima di iniziare un programma di attività fisica strutturato.
Ecocolordoppler dei tronchi sovraortici e valutazione ecografica addominale
Nei pazienti ipertesi, può essere indicato l’ecocolordoppler delle arterie carotidi e vertebrali (tronchi sovraortici) per valutare la presenza di placche aterosclerotiche e il rischio cerebrovascolare. In alcuni casi, inoltre, viene eseguita l’ecografia di reni, arterie renali e aorta addominale per escludere cause secondarie di ipertensione — come la stenosi dell’arteria renale — e valutare il danno d’organo a livello renale e vascolare.
Trattamento e gestione nel tempo
Il trattamento dell’ipertensione arteriosa è un percorso personalizzato che combina modifiche dello stile di vita e, quando necessario, terapia farmacologica. L’obiettivo, inoltre, non è solo abbassare la pressione ma ridurre il rischio cardiovascolare globale nel lungo periodo.
Modifiche dello stile di vita
Dieta DASH e riduzione del sodio
La dieta DASH (Dietary Approaches to Stop Hypertension) è il regime alimentare di riferimento per il controllo della pressione arteriosa. Non si discosta molto dalla dieta mediterranea: privilegia frutta, verdura, cereali integrali, legumi, pesce e latticini a basso contenuto di grassi, limitando sodio, grassi saturi e zuccheri aggiunti. L’obiettivo è ridurre il consumo di sale a non più di 5g al giorno (circa 2.300 mg di sodio) — equivalente a un cucchiaino. Seguita con costanza, la dieta DASH può ridurre la pressione sistolica di 5-10 mmHg, con effetti positivi anche su colesterolo e glicemia.
Attività fisica regolare
L’esercizio aerobico moderato e regolare (30 minuti al giorno per almeno 5 giorni a settimana) è uno dei principali strumenti non farmacologici per il controllo della pressione arteriosa.
Controllo del peso e cessazione del fumo
Ogni kg di peso perso corrisponde a una riduzione di circa 1 mmHg della pressione sistolica. Oggi disponiamo di percorsi integrati e personalizzati — con il supporto di nutrizionista e psicologo — che permettono di raggiungere risultati concreti e duraturi in tempi ragionevoli, affrontando sia gli aspetti metabolici che quelli comportamentali. La cessazione del fumo, inoltre, riduce significativamente il rischio cardiovascolare già nel primo anno.
Terapia farmacologica
Farmaci antipertensivi
Quando le modifiche dello stile di vita non sono sufficienti, la terapia farmacologica viene personalizzata in base al profilo del paziente, alle comorbidità e ai valori pressori. Le principali classi utilizzate includono ACE-inibitori, sartani, calcio-antagonisti, diuretici e beta-bloccanti. L’obiettivo è raggiungere e mantenere valori sotto 130/80 mmHg.
Emergenza ipertensiva: una pressione arteriosa severamente elevata, in genere ≥180/110–120 mmHg, associata a sintomi o segni suggestivi di danno acuto d’organo — come dolore toracico, dispnea, deficit neurologici, alterazioni visive, encefalopatia o danno renale acuto — richiede una valutazione medica urgente. In questi casi è necessario chiamare il 118 o recarsi immediatamente al pronto soccorso.
Come prepararsi alla visita: il diario pressorio
Portare un diario pressorio alla visita è uno degli strumenti più utili per il cardiologo. Misurare la pressione a domicilio nei giorni precedenti permette di ottenere una fotografia più accurata e affidabile rispetto a una singola misurazione in studio — spesso influenzata dall’ansia da visita.
Come compilare il diario pressorio:
- Misura la pressione per almeno 7 giorni consecutivi prima della visita
- Esegui due misurazioni al mattino (prima di fare colazione e di assumere farmaci) e due alla sera (prima di coricarti)
- Annota data, ora, valore sistolico e diastolico, e frequenza cardiaca
- Segnala eventuali circostanze particolari: stress, scarso sonno, sintomi associati
- Porta alla visita anche l’elenco dei farmaci che stai assumendo, inclusi dosaggi e orari
I valori domiciliari medi considerati normali sono sotto 135/85 mmHg — leggermente più bassi rispetto ai valori misurati in ambulatorio, in quanto non influenzati dall’effetto camice bianco.
Domande frequenti
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